21 Savage: perché dovresti evitare di dargli fastidio?

Sparatorie, pugnali tatuati e documenti scaduti: la storia di 21 Savage

“Ho fatto il coca rap prima dei rapper ad Atlanta”diceva Jake la Furia in Puro Bogotà (Vile denaro, 2007).

Già, Atlanta. Uno dei più duri e importanti centri nevralgici della scena statunitense, definito addirittura dal New York Times nel 2009 come “il centro di gravità dell’hip hop mondiale”. Dagli OutKast e Kris Kross a Childish Gambino e Gucci Mane passando per T.I. e Lil Jon la capitale della Georgia non si è mai fatta mancare niente in termini di artisti e qualità, e sicuramente non basterebbe un articolo come questo a rendere giustizia a tutti.

Negli ultimi cinque anni, però, un ragazzo di origine inglese cresciuto in questo artisticamente ricchissimo blocco di cemento è riuscito a far parlare sempre più di sé. E se è vero che non possiamo parlare dell’Atlanta recente senza nominare Gucci Mane e i Migos, lo stesso si può dire per 21 Savage.

21 Savage, al secolo Shayaa Bin Abraham-Joseph, nasce nel 1992 appunto nel sobborgo londinese di Newham, per poi trasferirsi ad Atlanta nel 2005. Già in seconda media riesce a comporre il suo curriculum criminale facendosi espellere da tutte le scuole della contea di DeKalb per possesso d’armi. Proprio questa irruenza lo porterà a frequentare le scuole dell’area metropolitana di Atlanta, dove finirà le medie, non prima di essere passato dal carcere minorile.

Shayaa passerà l’intera adolescenza immerso fra spaccio, sparatorie e rapine nel Sudest degli Stati Uniti, venendo arrestato tuttavia una sola volta per possesso di merce di contrabbando. La sua vita viene stravolta la sera del 22 ottobre del 2013, il giorno del suo ventunesimo compleanno, quando verrà raggiunto da sei proiettili sparati in un agguato dove perderà la vita il fratello minore Quantivayus.

Quella stessa sera nasce 21 Savage.


Abraham-Joseph “indossa” il 21 come ricordo di quella notte e pubblica The Slaughter Tape nel 2015. Indossa anche un pugnale in mezzo alla fronte, il tatuaggio che doveva fare insieme al fratello: lui lo voleva fra il pollice e l’indice, come Tony Montana, mentre Quantivayus proprio in mezzo alla fronte.

L’anno successivo viene incluso nella Freshmen Class di XXL e rilascia assieme al producer Metro Boomin il progetto Savage Mode che lo mette definitivamente sotto i riflettori.

Il rap ha salvato 21, togliendolo dalla strada e offrendogli una seconda possibilità. “Rap saved me” dice nel pezzo omonimo realizzato con Offset e Metro Boomin, presente nel joint album Without Warning.

In questi ultimi anni la carriera di 21 non è stata più scossa da problemi legali e ormai il ragazzo è diventato uno degli artisti più influenti al mondo.

Anzi, uno c’è stato. E molto particolare.

Se c’è una cosa che ha fatto discutere furiosamente nel decennio appena passato quella è l’immigrazione, specialmente negli Stati Uniti dell’era Trump.

All’inizio della nostra storia abbiamo detto che 21 Savage è nato a Londra. Ebbene, questo fatto è una scoperta molto più recente di quanto si pensi.

Il 13 febbraio 2019 21 Savage viene fermato e preso in custodia dalla Immigration and Customs Enforcement (la famigerata ICE), ovvero il ramo del Dipartimento della Sicurezza Interna degli Stati Uniti responsabile del controllo della sicurezza delle frontiere e dell’immigrazione. L’accusa è quella di essere un immigrato illegale a causa di un visto scaduto nel 2006. La notizia è stata presa come un vero colpo di scena: è sempre stato dato per scontato infatti che 21 fosse nato ad Atlanta, tanto da essere riportato anche sulle piattaforme di streaming. I suoi legali (pagati da Jay-Z) sono riusciti a provare che l’artista aveva fatto domanda per un rinnovo del visto nel 2017, ma il caso è ancora aperto. Per il momento, 21 Savage non può lasciare il suolo americano, neanche per esibirsi all’estero.

Possiamo considerare la storia di 21 Savage come la tipica favola del ghetto. Il ragazzo sulla cattiva strada che viene salvato dall’arte, come già successo per molti altri prima di lui e che si spera, possa ripetersi il più possibile.

-Luca Sketch

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